Storia delle Luminarie

Storia delle Luminarie

Storia delle Luminarie

Un aspetto delle feste religiose che caratterizzano il Mezzogiorno d’Italia é dato dalla costante presenza delle luminarie. Vi sono poi i fuochi pirotecnici e le bande musicali che, con le bancarelle e le giostre (luna park), costituiscono gli elementi insostituibili della festa.

Vi è anche la processione del Santo, accompagnata da un complesso programma religioso relativo alla celebrazione liturgica della festa e che sta alla base della sua motivazione anche civile; ma sono elementi, questi ultimi, che tendono a non essere considerati primari da quanti, e non sono pochi, reputano la festa come un evento turistico da vivere in compagnia, dopo il bagno al mare durante un periodo di ferie.
Indubbiamente, l’elemento più significativo della festa, sotto l’aspetto visivo, é quello delle luminarie: archi, cassarmoniche, spalliere, frontoni, gallerie, formano un coacervo talmente armonico e ben articolato sul piano dell’addobbo da lasciare ogni volta stupefatti anche gli spettatori più esigenti e incontentabili. Le ragioni di tanta fortuna sono molteplici.
Anzitutto, la luce ed i colori, frutto delle capacità tecniche, artistiche e di buongusto dei paratori; poi l’architettura che, sul piano prospettico e scenografico, risolve problemi simili a quelli che affrontano i macchinisti teatrali, dovendo obbedire alle stesse regole dì impostazione del lavoro. Infine, la leggerezza e la stabilità dei materiali i quali resistono con disinvoltura a pioggia, vento e temporali improvvisi mettendo, talvolta, a dura prova l’abilità e la perizia degli operatori.
Esiste, inoltre, una ragione più nascosta ma fondamentale per l’esistenza della festa: la tradizione e la sua vitalità che nel Mezzogiorno sono elementi decisivi per la conservazione dell’identità storico culturale del territorio.
Da un punto di vista strettamente tecnico, le luminarie, come spettacolo al buio costituito da un insieme di elementi figurati luminosi installati per l’addobbo delle città in occasione di festività particolari, nascono intorno agli anni ’30 di questo secolo e si sviluppano parallelamente col potenziamento della rete elettrica di illuminazione pubblica in Italia.
Ma l’elemento luminoso, come componente dell’insieme dell’addobbo, esisteva anche prima dell’avvento dell’energia elettrica.
A partire dal XVI secolo fino a tutto l’800, l’Italia ha conosciuto una fioritura di feste caratterizzate dalle parazioni che si sviluppano soprattutto a Roma e a Napoli, dove assumeranno un’importanza talmente rilevante da coinvolgere i maggiori artisti del tempo. Bernini, Grimaldi, Pietro da Cortona, Rinaldi, Fanzago, Fontana e, prima ancora lo stesso Michelangelo, forniranno disegni, realizzeranno bozzetti, saranno i veri e propri registi delle feste, affiancati, nell’ideazione, da letterati ed intellettuali di gran livello come Sforza Pallavicino, Emanuele Tesauro o religiosi di talento come il padre Andrea Pozzo.
Insomma, la festa ha un’origine affatto colta e coinvolge tutti gli strati della popolazione: dalle autorità religiose a quelle civili, dai nobili ai popolani, dai ricchi ai poveri.

Tutto diviene occasione per fare festa. Per il popolo é occasione anche per lenire le fatiche del lavoro massacrante di tutti i giorni, fatto quasi sempre al servizio di qualche nobile feudatario o proprietario terriero. Per gli interni, verranno privilegiate le chiese, per gli esterni, verranno coinvolte le piazze, le facciate del convento, dei palazzi e delle chiese, i campanili. Tutta la città si trasforma, all’insegna della meraviglia.

Anche Scorrano partecipa in maniera considerevole e rilevante a questo moto di rinnovamento culturale. Viene così costruita davanti all’antico castello la nuova residenza feudale dei Frisari, nel momento in cui essi ricevono il titolo di duchi di Scorrano; le residenze borghesi, esauriti gli spazi disponibili all’interno della cinta muraria, si espandono fuori porta, dilatando idealmente l’ellisse delle mura verso ponente, la zona più bella e significativa del paese. E proprio qui, infatti, viene eretta la guglia in onore della Protettrice Santa Domenica rivolta verso la città, per poter abbracciare visivamente tutte le case dei suoi devoti.

Con la crisi della cultura tradizionale, quella che spregiativamente verrà definita dell’antico regime, vengono meno allora le condizioni culturali e politiche che avevano creato i presupposti per l’affermarsi della festa barocca e di tutte le sue manifestazioni.

La società diviene più laica passando attraverso un feroce anticlericalismo che, della nuova cultura, rappresenta l’elemento più largamente percepito nel Mezzogiorno. Tra i ceti sociali della classe dirigente e il popolo si scava un solco profondo, reso incolmabile dal fenomeno del brigantaggio prima e dalle mancate riforme poi. Avrà inizio, così, il declino di una forma d’arte che si aggraverà ancora con l’avvento dell’Unità italiana. Le grandi scenografie, gli spettacoli dì fuochi artificiali eseguiti di giorno su appositi spartiti musicali, le grandi processioni in pompa magna col coinvolgimento e la partecipazione di tutta la città, saranno solo un ricordo sempre più sbiadito, fino alla totale cancellazione dalla memoria.

Ma la rinascita artistica di questa splendida tradizione si realizzerà nel Mezzogiorno con l’elaborazione di una vera e propria nuova forma d’arte: le luminarie, la cui fortuna odierna consiste, forse, nell’illudere i committenti salentini o meridionali che, anche quando si para una strada o una piazza moderna, si presuppone psicologicamente una forma urbis, anche quando questa non c’é. E, per qualche giorno, ci si illude che anche la città nuova sia un prolungamento di quella antica. Poi si aspetterà la festa dell’anno successivo, quando una nuova parazione aiuterà ancora a sognare.